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Free Tibet

Free Tibet


motorhead, whorehouse blues

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 17, 2008





motorhead - whorehouse blues





«Sono nato nel '45, l'anno in cui la guerra finì. Per me non è storia antica, e non vedo le cose come "i buoni americani ed inglesi" e "i cattivi tedeschi". Comunque Hermann Goering è l'unico che ammiro. Il suo suicidio a Norimberga fu fantastico. Hitler invece era un bastardo. Odio il razzismo, colleziono cimeli solo perché mi piacciono, ma non credo in queste cose... e penso che la gente cattiva (ad esempio i nazisti) produca sempre gli oggetti migliori.»


(Kilmister - Campbell - Dee)

Well we came up from the gutter,
The wrong side of the tracks,
Yeah, we came up from the gutter,
Wrong side of the tracks,
You know the music brought us out, babe,
And we ain't never been back,
Cause we went city to city,
All around the world,
Yes, we went city to city,
All around the world,
You know it never looked like enough, honey,
Even after thirty years,

Cause we come blazing like a shooting star,
We light you up real good,
Yes, we come blazing like a shooting star,
We light you up real good,
We gonna hit you like a flash of lightning,
Just like a bad boy would,

You know the only thing that's missing,
Is a little mouth harp blues,
You know the only thing that's missing,
Is a little mouth harp blues,
And you know life's full of suprises,
You know we do that to,

You know we ain't too good looking,
But we are satisfied,
No, we ain't never been good looking,
But we are satisfied,
We shoulda opened up a little Whorehouse, honey,
Get a little booty on the side



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:44 | musica, canzoni, video | clicca per commentare commenti (2)



Jurij Druznikov: è scomparso ieri uno dei più grandi scrittori russi del Novecento

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 16, 2008






E’ scomparso ieri Jurij Druznikov

uno dei maggiori scrittori russi del Novecento

autore del classico Angeli sulla punta di uno spillo
e del romanzo Il primo giorno del resto della mia vita,
appena pubblicato da Barbera Editore.



È scomparso ieri, all'età di 75 anni, Jurij Druznikov, considerato dalla critica uno dei più importanti scrittori russi del Novecento, candidato al Nobel per la letteratura nel 2001 e menzionato nello stesso anno come autore del miglior romanzo in traduzione (Angeli sulla punta di uno spillo, Barbera 2006) dall'Unesco. Druznikov, che viveva negli USA dal 1985, è morto nella sua casa di Davis, California, per le conseguenze di una grave polmonite che lo aveva colpito due settimane fa.
La partecipazione di Druznikov al Festivaletteratura di Mantova nel 2006 e la costante attenzione che la stampa italiana gli ha dedicato lo hanno reso noto anche in Italia, dove le sue opere sono state pubblicate solo di recente da Barbera Editore.
Scrittore, critico letterario, pedagogista, autore teatrale, Druznikov aveva pubblicato le sue prime opere durante il regime stalinista. Subito bollato come dissidente, era stato più volte censurato ed era vissuto per anni sotto lo stretto controllo del KGB. Nonostante fosse stato radiato dall'Unione scrittori sovietici, con il conseguente veto alla pubblicazione, continuava a diffondere i suoi scritti clandestinamente, fino al 1985, quando il samizdat (ciclostile) di Angeli sulla punta di uno spillo, il suo capolavoro, fu rinvenuto durante una perquisizione in casa di un amico. Arrestato, stava per essere internato in manicomio criminale, ma fu salvato da una petizione internazionale cui parteciparono intellettuali come Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel. Grazie a queste pressioni Gorbaciov decise di lasciarlo fuggire. Druznikov riparò prima in Italia e poi negli Usa, dove gli fu offerta la cattedra di Letteratura russa all'Università della California, dove ha insegnato fino alla morte.
Le opere di Druznikov, fra cui ricordiamo, oltre che Angeli sulla punta di uno spillo anche i romanzi Il primo giorno del resto della mia vita, pubblicato il mese scorso da Barbera Editore, Passport to yesterday, Superwoman, la raccolta di racconti Là non è qua (Barbera 2007) e i saggi Informer 001 or the Myth of Pavlik Morozov e Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism, sono state pubblicate in 14 paesi e tradotte in altrettante lingue, fra cui inglese, russo, italiano, polacco, francese.

Web:

www.barberaeditore.it
www.druzhnikov.com


JURIJ DRUZNIKOV – BIOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA SINTETICA
 
 
Jurij Družnikov (Mosca, 1933 – Davis, California 2008), scrittore e storico della letteratura, è considerato uno dei più importanti autori russi del Novecento. Nato da una famiglia di artisti e cresciuto fra intellettuali e scrittori, molti dei quali furono epurati da Stalin, compie il suo percorso di studi con fatica, essendo stato segnalato fin dalla scuola superiore come un “sottostimatore del ruolo di Stalin durante la guerra civile russa”. Dal 1953 al 1964 lavora come giornalista, fotografo, archivista, insegna letteratura russa in Kazakistan; tornato a Mosca, s’impiega nella stampa come editor, corrispondente e in seguito caporedattore di un quotidiano. Nel 1971 entra nell’Unione degli scrittori sovietici. Nello stesso anno pubblica il suo primo libro, un’antologia di racconti, Never Ever Goes My Way, accomunati dalla presenza ricorrente di personaggi tratti dalla vita quotidiana del popolo russo, e destinati al cronico  fallimento.
Nel 1974, dopo la pubblicazione e il conseguente ritiro di due saggi sull’educazione degli adolescenti (Boredom Prohibited e Never Stop Asking Questions, Boys ), mentre gli scritti di Družnikov sono rifiutati da editori di libri e di riviste perché considerati pericolosi (la raccolta di racconti del ’71 era stata pesantemente mutilata dai tagli della censura), il caporedattore della rivista Novy Mir decide di pubblicare i racconti Valedictory e February the Thirtieth, tornando poi sui suoi passi con la motivazione che la quota di testi di critica sociale concessa alla rivista era già stata esaurita con la pubblicazione dei racconti di Solzhenitsyn. Sempre nello stesso anno, la rivista femminile Rabotnitsa pubblica, con ampi tagli, un estratto da Money Goes ‘Round, un altro suo racconto. Ciò gli procura la stigmatizzazione dalle pagine del quotidiano Izvestiya, che lo accusa di essere un calunniatore del popolo sovietico.
Nonostante le censure e i tagli, Družnikov prosegue nella sua strada d’investigazione del ruolo dell’ideologia nella letteratura e nella cultura sovietica, affrontando un gran numero di argomenti controversi, che porteranno il regime a un sistematico blocco di tutte le sue opere. Caso esemplare è quello del suo primo romanzo, uscito letteralmente mutilato dai tagli nel 1976, con il titolo, imposto dalla censura, di To Sacrifice This Very Bird. Nel frattempo, viene proibita la rappresentazione della sua commedia Teacher in love.
Nel 1977 Družnikov viene definitivamente radiato dall’Unione degli Scrittori Sovietici ed è  dichiarato “traditore della patria” per aver partecipato al movimento sovversivo di pubblicazioni samidzat e per altre attività “illegali”. Così, durante gli anni Ottanta, il suo nome viene rimosso da tutte le pubblicazioni sovietiche. Družnikov descriverà queste vicende nelle memorie The Cancellation of Writer n. 8552, pubblicate dal Washington Post. Infatti, nonostante la censura, i suoi libri circolano fra gli oppositori del regime e vengono fatti uscire clandestinamente dall’Unione Sovietica, verso l’Occidente, dove sono divulgati. Družnikov stesso, come attivista del movimento samidzat, oltre a far circolare i suoi scritti clandestinamente, passa testi di autori proibiti a editori occidentali e organizza laboratori di scrittura clandestini. Lo scrittore riesce persino ad aprire una sua casa editrice, che viene tenuta sotto strettissimo controllo dalla polizia.
Nel 1985, non potendo far cessare le sue attività sovversive in altro modo, il KGB impone a Družnikov la scelta fra l’internamento in un campo di lavoro e quello in manicomio. Solo le proteste di scrittori occidentali fra cui Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel, la mobilitazione di associazioni umanitarie e dello stesso Congresso americano lo salvano dall’arresto. Ma egli non desiste dalla sua linea dissidente e nel 1987 organizza una mostra dal titolo I dieci anni di un non-scrittore. L’iniziativa, ovviamente illegale, gli causa l’esilio definitivo.
Dopo aver lasciato l’Urss si stabilisce a Vienna e poi, definitivamente, negli Stati Uniti, dove tiene corsi di scrittura e lavora alla radio. Nel frattempo esce  Informer 001 or the Myth of Pavlik Morozov, il libro scritto in segreto e già diffuso capillarmente in Russia dal movimento samidzat. Questo saggio analizza e smaschera la creazione del mito di regime di Pavlik Morozov, che secondo la propaganda staliniana sarebbe stato ucciso dai controrivoluzionari kulaki, ma che in realtà, secondo Družnikov, morì per motivi molto diversi dalla politica.
Il più noto e acclamato romanzo di Družnikov, Angels on the head of a pin (Angeli sulla punta di uno spillo, Barbera Editore 2006), allude ironicamente al topos accademico “Il numero di angeli che possono stare sulla capocchia di uno spillo è pari alla radice quadrata di 2”, usato durante il regime sovietico per descrivere l’incalcolabile numero di dissidenti pronti a scatenare una rivolta. La vicenda si svolge intorno alla redazione di un quotidiano nazionale, Trudovaya Pravda (La verità dei lavoratori), nel momento più duro della reazione brezneviana, e nell’arco di 67 giorni: dal momento dell’infarto del redattore capo del giornale, Makartsev, fino alla sua morte, il 30 aprile 1969. La sua rovina inizia dal momento in cui trova sulla sua scrivania una traduzione del celebre (e proibitissimo) resoconto del viaggio in Russia, effettuato nel 1839 dal diplomatico francese Marchese de Custine. Il libro, considerato oggi uno dei più importanti documenti storici sulla Russia zarista, è stato a lungo censurato in Russia. Perciò, la scoperta della copia tradotta clandestinamente e recapitata chissà da chi e chissà come nel suo ufficio, getta Makartsev nel panico: ciò lo compromette irrimediabilmente col regime. Un infarto, dovuto probabilmente allo stato d’ansia in cui quell’episodio l’ha gettato, peggiora la situazione. Mentre i sospetti si addensano sulla sua testa, il controllo del giornale gli sfugge sempre più di mano, fino all’epilogo e alla conclusione del romanzo, che si chiude con l’arresto del giovane giornalista che aveva tradotto di nascosto De Custine e con la morte di Makartsev nel giorno stesso in cui tenta di reinsediarsi alla direzione del giornale.
Sotto il regime sovietico, il manoscritto di Angeli sulla punta di uno spillo non sarà mai pubblicato, a causa del suo contenuto pesantemente satirico nei confronti del meccanismo della propaganda e della censura. Una copia microfilmata viene avventurosamente portata fuori dalla Russia e pubblicata nel 1989 a New York, in russo. È quindi incluso nella lista dei “migliori dieci romanzi russi del XX secolo”. Ma, nonostante questo, né la glasnost né la perestroika  riescono a infrangere il muro di silenzio calato in patria sugli scritti di Družnikov. Qui il romanzo  uscirà solo nel 1991, dopo il colpo di stato di Mosca.
Alcuni anni dopo, l’edizione inglese viene inclusa nella lista dei migliori romanzi in traduzione dall’UNESCO, mentre arriva anche la candidatura al Nobel per la letteratura nel 2001.
I critici occidentali attribuiscono a Družnikov l’invenzione di un nuovo genere: il microromanzo. Brevità, ma completezza e organicità della trama, vasta, profonda, critica analisi sociale ne sono i caratteri salienti.
Družnikov ha iniziato a pubblicare microromanzi negli anni Settanta. Molti dei suo lavori sono poi stati raccolti nella raccolta Micronovels (New York 1991). I protagonisti dei microromanzi di Družnikov sono personaggi tratti dal quotidiano russo e americano; l’assurdità dell’esistenza, la mancanza di uno scopo e di speranza sono tratti comuni di queste storie.
Nell’ambito della storia e della critica della letteratura, due sono le opere fondamentali di Družnikov: Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism, una psicobiografia del grande autore russo, e Contemporary Russian Myths: A Skeptical View of the Literary Past (pubblicato in russo nel 1995  e in inglese nel 1999), un’analisi polemica dello sviluppo della letteratura russa negli ultimi due secoli.
Fra i libri di memorie pubblicati da Družnikov, oltre al già citato  Cancellation of Writer n. 8552, ricordiamoanche I was born in a line, uscito sul Washington Post nel 1979. Anche quest’opera, successivamente pubblicata in russo, racconta le difficoltà con la censura, i rischi per la propria incolumità, l’attività clandestina.
Dal 1985, anno della sua fuga in Occidente, ad aprile 2008, Druznikov ha insegnato Letteratura russa all’Università di Davis, California.
 
In Italia le sue opere sono pubblicate da Barbera Editore, che lo ha fatto conoscere ai lettori e alla critica con le due edizioni (rilegata ed economica) di Angeli sulla punta di uno spillo (2006) e con le due opere più recenti, la raccolta di racconti Là non è qua e il romanzo Il primo giorno del resto della mia vita, terminato a febbraio 2008 e uscito in anteprima mondiale nell’edizione italiana in aprile.
Altri scritti di Druznikov – racconti e saggi di politica russa.

 
BIBLIOGRAFIA SINTETICA

Raccolte

Sobranie sochinenii, 6 voll. (VIA Press, Baltimore, 1998);
Izbrannaya proza, 2 voll. (Pushkinsky Fond, St.Petersburg, 1999);
Izbrannoye, 2 voll. (U-Factoria, Yekaterinburg, 2001);

Narrativa e saggistica 

Chto takoe ne veziot. Collection of Short Stories
(Molodaya Gvardiya, Moscow, 1971);
Donoschik 001, ili Voznesenie Pavlika Morozova (OPI, London, 1987; Moscow, 1995);
Angely na konchike igly (Liberty, New York, 1989; Kultura, Moscow, 1991);
Microromany (Word, New York,1991);
Uznik Rossii. Cronicle One (Antiquary, Connecticut, 1992);
Dossier begletsa. Cronicle Two (Hermitage, New Jersey, 1993);
Uznik Rossii. Cronicle One and Two (Izograf, Moscow, 1997);
Kanikuly po-chelovecheski (APP, Moscow, 1992);
Russkie mify (Liberty, New York, 1995; Pushkinsky Fond, St.Petersburg, 1999);
Ya rodilsia v ocheredi (Hermitage, New Jersey, 1995; Chroniker, Moscow, 2002);
Informer 001 (Transaction, New Jersey, 1997);
Viza v pozavchera (Hermitage, New Jersey, 1998);
Contemporary Russian Myths: A Skeptical View of the Literary Past (Edwin Mellen, New York, 1999);
Prisoner of Russia: Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism (Transaction, New Jersey, 1999);
Vtoraya zhena Pushkina (Vagrius, Moscow, 2000);
Smert' izgoya (Seagull Press, Baltimore, 2001);
Duel s pushkinistami (Khroniker, Moscow, 2001);
Angels on the Head of a Pin (Peter Owen, London, 2002);
Uznik Rossii Trilogy (Golos Press, Moscow, 2003);
Superzhenshchina (Parad, Moscow, 2003).
 
 
 
Bibliografia su Jurij Družnikov
 
John Glad, ed. Literature in Exile (Duke University Press, Durham, 1990): 149-151;
Martin Tucker, ed., Literary Exile in the Twentieth Century (Greenwood, New York, 1991): 215-216;
Vladimir Svisky. Proza Yuria Druzhnikova (Challenge, Washington, 1994);
Staffan Scott. Lenins alskarinna (Hjalmarson, Stockholm, 2000): 92-97;
Russkie pisateli 20 veka. Biograficheskii slovar' (Bol'shaya Rossiiskaya Entsiklopedia, Moscow, 2000): 245-247;
Fenomen Yuria Druzhnikova (Intercontact, Moscow-Warsaw, 2000);
Krizis ili metamorfpozy: sud'ba romana na rubezhe vekov. Na metarialakh pomana Druzhnikova “Angely na konchike igly” (Slavica Orientlia, Warsaw, 2001);
Lola Zvonareva, Wieslawa Olbrych. Sostoyavshiis'a vne tusovki: tvorchestvo i sud'ba pisatel'a Yuria Druzhnikova (Academia, Moscow, 2001);
Lev Anninsky. Russkie pl'us (Algoritm, Moscow, 2001): 13-20;
Istoria v zerkale literatury i literaturovedenia (Granit, Gdansk-Warsaw, 2002);
Ivailo Petrov. Yuri Druzhnikov: literaturnoe protivostoyanie (Axios, Bulgaria, 2004).
Zoya Mikhailova, ed. Yuri Druzhnikov: knigi i sud'ba. Bibliografocheskii ukazatel' (Ul'anovsk, 2002).
Perekrestki epoch. Almanac No.4, Moscow, 2003.
Kartina mira i cheloveka v literature i mysli russkoi emigratsii. Sbornik statei. Krakov, 2003.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:03 | segnalazioni, esteri, letteratura, personaggi famosi, cronaca, editoria, autori, rassegna stampa, comunicati stampa, cronaca nera, prima pagina, scrittori, ultime notizie, cronaca vera, last news | clicca per commentare commenti (1)



Quando smetti di chiamare, non smettere di rispondere".

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Quando smetti di chiamare, non smettere di rispondere".



Questo lo slogan che scandisce l'operazione "Cuorephone"; promossa da Adler, in collaborazione con Poste Italiane, a favore di Medici senza Frontiere, operazione che parte dal Veneto, terra particolarmente sensibile e solidale e che prevede la raccolta e la vendita di telefoni cellulari usati, ma funzionanti, dai privati ad Adler, con devoluzione del prezzo quale contributo di solidarietà a Medici senza Frontiere. Chi possiede uno o più telefoni cellulari usati, ancora funzionanti può spedirli a Adler con spese postali a carico del ricevente, inserendoli nell'apposita busta che sarà recapitata a casa. Con un semplice atto di solidarietà si aiuta la vita di un bimbo.

Parte dal Veneto l'operazione "CuorePhone" promossa da Adler, in collaborazione con Poste Italiane, a favore di un progetto per l’infanzia di Medici senza Frontiere.
Questa operazione prevede la raccolta e la vendita di telefoni cellulari usati ma funzionanti dai privati ad Adler con devoluzione del prezzo come contributo di solidarietà a Medici senza Frontiere. Se possiedi uno o più telefoni cellulari usati ma ancora funzionanti spediscili a Adler con spese postali a carico del ricevente, inserendoli nell'apposita busta predisposta da Porte Italiane. Adler si impegna ad acquistare i cellulari usati da te spediti per un prezzo variante tra 0,50 e 3 Euro cadauno, a seconda del valore commerciale di ciascuno, e a devolvere, per tuo ordine e conto, a Medici senza Frontiere l'importo come sopra determinato.

Con 3 euro si aiuta Medici senza Frontiere a somministrare del cibo iperproteico per la riabilitazione di un bambino dopo una malattia infettiva.



http://www.cuorephone.it/index.html








Grazie di cuore ad Acquaesale
per aver segnalato questa importante iniziativa.





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Travaglio senza fine: il querelato querela Giuseppe D'Avanzo

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, maggio 15, 2008



Travaglio


Travaglio senza fine: il querelato querela

il vicedirettore di Repubblica, Giuseppe D’Avanzo
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Marco Travaglio parla di una “mascalzonata” nei suoi confronti, così ha deciso di querelare il vicedirettore de La Repubblica, Giuseppe D’Avanzo.
A dare l’annuncio è lo stesso Travaglio, dopo che il collega lo aveva attaccato per il suo metodo di lavoro ritorcendo lo stesso tipo di argomentazioni, usate contro il presidente del Senato, Renato Schifani, contro di lui.
 
Ma oggi Marco Travaglio interviene di nuovo e specifica: «Ciò che non è consentito a nessuno e nemmeno a D’Avanzo è imbastire una ripugnante equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato». La circostanza, spiega Travaglio (in particolare il pagamento di un albergo per le vacanze da parte di Michele Ajello, ndr) «è totalmente falsa e chi l’ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale».
 
Giuseppe D’Avanzo, sulle pagine de La Repubblica, martedì 13 maggio 2008, aveva espresso l’idea che Travaglio è un’«agenzia del risentimento», di utilizzare «un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde» e, in ultima istanza, di «indebolire le istituzioni».
 
In sostanza, La Repubblica sostiene che Travaglio non può accusare Schifani di frequentazioni mafiose non solo perché i rapporti tra Schifani e Nino Mandalà risalgono ai primi anni Ottanta, ma anche perché Mandalà viene accusato di mafia vent’anni dopo “l’amicizia” con Schifani.
Giuseppe D’Avanzo in prima persona ricorda gli articoli apparsi su La Repubblica, dal 2002 in poi, e di come hanno raccontato le «amicizie pericolose» di Schifani; tuttavia D’Avanzo precisa che La Repubblica ha smesso di parlarne perché «un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun – ulteriore e decisivo – elemento di verità».
 
Durante gli anni Ottanta venne confermata la condanna per associazione mafiosa del socio di Schifani. E’ da evidenziare che tutto questo accadeva negli anni Ottanta: e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima.
Oggi Giuseppe D’Avanzo avrebbe ripescato un’intercettazione telefonica risalente al 2002 tra  Travaglio e Pippo Ciuro, maresciallo della Dia, poi condannato per favoreggiamento a Michele Aiello, condannato a 14 anni per mafia. Per D’Avanzo, Travaglio sarebbe stato ospite per le sue vacanze in Sicilia dello stesso Aiello, tramite la mediazione di Ciuro. Travaglio conferma le vacanze siciliane in cui ha incontrato Ciuro, ma smentisce in maniera categorica di aver mai conosciuto Aiello. Da qui la querela di Travaglio nei confronti di D’Avanzo.
 
Il travaglio sembra non avere proprio fine: nei giorni scorsi Schifani aveva dato mandato ai suoi avvocati di querelare Travaglio. Oggi è Travaglio a querelare.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:31 | cronaca, giornalismo, prima pagina, ultime notizie, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (6)



AD UN PUNTO CRITICO PER I CRITICI (e per tutti…) di Simone Battig

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Jekyll


Ad un punto critico per i critici (e per tutti…)




[    Ricevo e pubblico questo pezzo a firma di Simone Battig, pur non condividendo appieno il suo pensiero. Ci sono tuttavia degli spunti interessanti che, a mio avviso, meritano di essere approfonditi e presi in seria considerazione.

Rimane inteso che Simone Battig è l'unico responsabile delle sue dichiarazioni.

Grassetti e corsivi sono stati aggiunti in fase redazionale, al solo scopo di agevolare la lettura.


Buona lettura.
g.i.   ]


 
Dopo aver evitato di commentare il lacunoso saggio New Italian Epic di Wu Ming, sia perché mi trovo d’accordo con quanto argomentato in risposta da Marco Lodoli, sia perché sarebbe come voler commentare un genetista cinese che un mattino si alzasse e dicesse “Ho notato che il mio alluce destro tende a sinistra quando cammino, e siccome l’ho notato anche nei miei amici credo che noi, per i percorsi e le caratteristiche comuni che ci legano, e anche per la nostra solida amicizia, possiamo considerarci gli iniziatori di una nuova evoluzione di ampio respiro che coinvolgerà tutta la nazione”, invito tutti a godersi questa intervista ai critici letterari del giornale “La Stampa” e del giornale “Il Mattino”, Sergio Pent e Giuseppe Lupo. L’intervista la trovate qui: www.booksweb.tv, nella sezione BooksTorino nella sottosezione I mestieri del Libro - critici letterari.
 
Con la poco ammirevole “sincerità dell’esperto”, rispondendo a domande sul loro metodo di lavoro, dopo aver glissato su come si arriva a fare il critico letterario per un grande giornale, Pent e Lupo certificano quello che vado sottolineando da anni e quello che tutti sanno ma vogliono continuare a ritenere normale se non persino giusto: la critica letteraria così condotta non solo è inutile ma è nociva per lo sviluppo di nuove e interessanti generazioni di lettori e scrittori. Lo è, secondo le loro stesse parole, perché condotta in maniera assolutamente parziale (nei molteplici significati di questa parola) e lo è perché, asservita ad una logica che si concentra non sui libri ma sulle varie personalità coinvolte nell’intento di far leggere un libro ai lettori, tradisce la sua stessa natura e i suoi scopi.
 
Pent e Lupo, come critici, sostengono, in ordine sparso, cose come queste:
 
1. Prima di tutto, si leggono i libri degli amici (Lupo).

2.
Se il libro di un amico non è bello io critico non ne parlo, o se sono costretto a parlarne ne parlo solo bene cercando di evidenziarne i pregi facendo una recensione diplomatica (?).
 
3. Dopo gli amici vengono le “segnalazioni”. Di chi non lo dicono, si può ben immaginare sempre di “amici” o di “superiori”.
 
4. Con le segnalazioni o dopo di esse arrivano i libri “di cui sono costretto ad occuparmi”. Costretto da chi? L’ipotesi è che le forze in campo siano talmente varie che non lo sanno neanche loro, comunque possiamo ipotizzare sintetizzando: costretto per convenienza personale e/o lavorativa ad occuparmene. Rimane il fatto che, in generale, una critica “costretta” sarà sempre una critica ristretta e scarsamente interessante e proficua.
 
5. Dopo tutte queste priorità almeno Lupo arriva a dire che si (sia ringraziato il cielo!), “Ho uno spazio di libertà per scegliere i libri”. Malauguratamente quei libri però sono già sul tavolo di casa sua. Pent e Lupo, non nominandolo mai, sono completamente estranei al concetto di andare in libreria e scegliere un libro per leggerlo (del resto con tutti questi “aiuti” con cui amorevolmente vengono assistiti come se fossero incapaci di intendere e volere dubito che sarebbero capaci di orientarsi nelle odierne librerie…). Non fa parte del loro metodo andare in libreria a scegliersi i libri, loro ce li hanno già a casa i libri (ne vengono sommersi….testuale), pre-selezionati e gratis. Ma vogliono assolutamente continuare a spiegare ai lettori cosa dovrebbero cercare in libreria, leggere e addirittura comprare, nonostante appaia evidente che loro stessi non hanno la più pallida idea di perché scelgano un libro piuttosto che un altro e non si sognino nemmeno lontanamente di acquistarli.
 
6. I libri sono talmente tanti che a volte cose buone passano sotto silenzio (peccato poi che sostengano anche che le cose brutte non le recensiscono per non stroncarle, ovviamente tranne gli amici che vanno sempre avanti bene lo stesso. E allora uno si chiede: come può il lettore capire dai loro silenzi se quel libro non è piaciuto loro o non hanno avuto il tempo materiale per recensirlo seppure era un bel libro? Qual è la discriminante?).
 
7. Il sunto è: siamo impiegati al servizio del libro (leggi: degli editori, e io che pensavo che fossero al servizio dei lettori….) dobbiamo fare cose che dobbiamo fare senza mettere in funzione la nostra capacità critica a monte, nelle scelte primarie dei libri (ripetono il verbo “dovere” almeno una dozzina di volte in vari contesti senza motivare questo loro dovere).
 
Pent e Lupo fanno varie altre affermazioni che vale la pena sentire, se non altro per rendersi conto dell’assoluta noncuranza con cui ormai in Italia si perpetrano i comportamenti più assurdi. Ricordo che stiamo parlando di critici affermati, di grandi giornali nazionali, figuratevi le costrizioni a cui vengono sottoposti gli altri e il grado di obbedienza e dedizione che devono dimostrare per poter continuare a fare i critici!
 
Entrambi sono naturalmente anche scrittori, e pur avendo il privilegio di poter vedere la critica letteraria da entrambi i punti di vista sono giulivi nel continuare in tale modo la loro opera in entrambe le posizioni. L’idea che un critico e ancor di più uno scrittore forse dovrebbero comportarsi diversamente non li sfiora neppure. Del resto entrambi godono dell’amicizia del Pent-critico e del Lupo-critico, quindi secondo il loro brillante metodo tutto torna…
 
Prego ognuno di voi di ascoltare attentamente quello che Pent e Lupo dicono, e come lo dicono. La mia non è un’accusa a loro in particolare, dato che per la mia più che decennale e personale esperienza essi rappresentano il pensiero del 95% dei critici letterari e “operatori culturali” vari. Questa è la solita notifica che faccio anche a me stesso per dire che tutti noi abbiamo il dovere di cambiare questo stato di cose.
 
In questi ultimi due anni mi sono astenuto da segnalazioni così plateali per evitare di incorrere nell’accusa di ricerca di pubblicità, avendo due libri in libreria. Accusa ridicola visto il massacro a cui ogni volta mi espongo (rif. http://www.giuliomozzi.com/archives/2004/05/messaggio_grett.html  oppure i miei appunti a Saviano per Gomorra). Cercassi pubblicità farei quello che fanno tutti: andrei alle fiere, farei incontri con l’Autore, presentazioni, interviste… ho comunque continuato in privato a ripetere le stesse cose.
 
Colgo l’occasione per ribadire che, dopo quindici anni dall’esplosione del fenomeno incontri con l’Autore, fiere, reading, per non parlare dei corsi di scrittura creativa.. etc etc…, è evidente e certificato dalle statistiche ufficiali che questi “giochini narcisistici” non servono a promuovere i libri. In Italia ci sono sempre meno lettori e sempre più scrittori, grazie a questo tipo di promozione del libro. Provate a seguire la logica coatta di Pent e Lupo, e vi apparirà chiaro il perché. In questi eventi non si cercano i libri ma gli autori, una sostanziale differenza che tutti quelli coinvolti nel mondo dell’editoria hanno fomentato senza rendersi conto che così facendo non aprivano nuovi spazi commerciali ai libri, ma li chiudevano. Un vero suicidio anche per gli adoratori del marketing. Non voglio rubare tempo spiegando perché sia così, ci può arrivare facilmente chiunque usando la testa per ragionare. Se poi non si vuole usarla, allora buttiamola, questa testa, che è inutile.
 
Ultima cosa. Qui parlo da lettore, prima di tutto. Un lettore molto stanco, a cui stanno rubando una delle sue più grandi passioni. Avendo il privilegio di poter osservare la situazione da due punti di vista sento anche il dovere di dire quello che penso a più persone possibili, comportandomi di conseguenza. Ma sono anche piuttosto stufo di sentire la mia voce e non ho la vocazione al martirio. Spero che prima o poi persone più autorevoli di me intervengano per dire: adesso basta, i libri vanno resi liberi da questo sistema soffocante, anche solo per il fatto che è un sistema ingiusto e vergognoso per tramandare ai nostri figli la conoscenza.
 
La crisi della nostra società ha le stesse motivazioni psicologiche a tutti i livelli, ma che la cultura non trovi il coraggio di reagire è il sintomo peggiore di tutti. Non basta più dire “E’ così, lo sanno tutti”, e nessuno rimpiange tempi andati, qui è il momento di mettere in gioco quello che siamo e quello che vogliamo diventare, perché siamo un popolo culturalmente travolto. Ogni giorno di più.
 
Se siamo già morti ora o se possiamo ancora pensare liberi con le nostre teste e non con le nostre paure, questa è la scelta.
 
Ho deciso di scrivere questo articolo proprio perché sono d’accordo con Pent quando dice: “Se non si dialoga, in positivo o in negativo, allora la critica non ha senso”. E dato che viviamo tempi di pensiero unico dominante continuo a pensare che sia giusto opporre le mie idee a quelle di Pent e Lupo.
 
La speranza mia è di non sentire più interviste culturalmente agghiaccianti come questa di Pent e Lupo, critici-scrittori, due a caso fra tutti, e magari mi auguro che anche loro, rivedendosi, si rendano meglio conto di quello che vanno dicendo.
 
Simone Battig
 
 
Nota: questo testo è riproducibile da chiunque, l’autore ne auspica la diffusione e con questa nota si dichiara concorde con ogni uso del testo fatto da terzi previsto dalla leggi in vigore.
 
 
Simone Battig in rete:

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Il maxi blitz stana i clandestini, 400 arresti e decine di espulsioni

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


clandestini
- foto d'archivio -


Il maxi blitz stana i clandestini

400 arresti e decine di espulsioni


in collaborazione con la polizia rumena




Nelle prime ore di stamane è stata portata a termine una vasta operazione anticrimine avviata lo scorso 7 maggio della Polizia di Stato, in collaborazione con la polizia rumena, finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, dei reati predatori, dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento della prostituzione.

Il maxi blitz della polizia ha portato all'arresto di quasi 400 persone e ad alcune decine di espulsione dal territorio nazionale. L'operazione, coordinata dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, ha interessato 9 Regioni (Lombardia, Veneto, Lazio, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania ) ed ha consentito di arrestare circa 400 persone ed eseguire decine di espulsioni.

Nell'ultima settimana sono 383 le persone, perlopiù tutti con precedenti penali alle spalle. Gli stranieri sono 268. Per spaccio di stupefacenti sono state arrestate 92 persone; per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina 111; 3 invece per lo sfruttamento della prostituzione; 177 per furti e rapine. Sono stati sequestrati inoltre quasi 7 kg di cocaina, 360 grammi di eroina e 11,44 kg di cannabis. Le espulsioni sono state 118: 53 hanno riguardato persone accompagnate alla frontiera, altre 65 sono state invece accompagnate nei Centri di permanenza temporanea. Tra gli stranieri arrestati figurano 50 marocchini, 32 rumeni, 25 tunisini, 18 nigeriani, 16 egiziani, 16 serbi, 14 albanesi e 97 persone di altre nazionalità.

Da lunedì prossimo una task force composta da 15 investigatori romeni verrà inviata in Italia per collaborare con gli organi investigativi italiani.

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