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Hitler decapitato al museo di Madame Tussaud
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sabato, luglio 05, 2008

Hitler decapitato
al museo di Madame Tussaud
di Giuseppe Iannozzi
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commenti (4)
Anna Tatangelo: per Monsignor Rocco Favale
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Anna Tatangelo
ma chi è questa ragazza-copertina?
Per Monsignor Giuseppe Rocco Favale
“è uno schiaffo alla morale cattolica”
Noi che non l’ascolteremmo manco morti, ce la ricordiamo per il solo fatto che si è rifatta le tette. Delle sue canzoni, detto papale papale, non ce ne potrebbe fregar di meno. Per dirla in maniera ancora più esplicita, senza peli sulla lingua: noi non pagheremmo un solo centesimo per ascoltare un concerto della Tatangelo, perché siamo dei viziosi che ancora amano le grandi voci e il vero talento, quello della Tigre di Cremona, Mina, quello di Giorgia e di Elisa, giusto per restare su suolo italiano.

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commenti (14)
Paolo Giordano, Premio Strega 2008: come al Festival di Sanremo
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venerdì, luglio 04, 2008
Paolo Giordano
La solitudine dei numeri primi
Premio Strega 2008
E' oramai confermato che il Premio Strega
è diventato ben peggiore del Festival di Sanremo.

Poche righe, come un epitaffio: l’edizione 2008 del Premio Strega è stata consegnata nelle mani di Paolo Giordano. “La solitudine dei numeri primi” insieme a “Come Dio comanda” di Ammaniti - che vinse la precedente edizione, anch’esso autore della scuderia Mondadori - sono il segno indelebile d’una decadenza culturale e letteraria pressoché totale. In Italia, oramai, si premiamo sol più thrilleristi dell’ultima ora e romanzetti rosa spacciati per profonda indagine sociale ma zoppa, o per meglio dire handicappata in pieno. Mazzantini, Veronesi, Ammaniti, Giordano: se la letteratura è davvero sotto i loro piedi, allora meglio lasciarsi lobotomizzare dal tubo catodico.
Paolo Giordano lascerebbe indietro gli altri finalisti: al secondo posto Ermanno Rea con “Napoli ferrovia”, 118 voti; al terzo posto Cristina Comencini con “L’illusione del bene”, 43 voti; al quarto Diego De Silva con “Non avevo capito niente”, 22 voti; quinta e ultima Lidia Ravera con “Le seduzioni dell’inverno”, 20 voti. Il seggio, ovviamente, presieduto da Niccolò Ammaniti, ha registrato un’unica scheda bianca, forse dell’unico giurato con un po’ di sale in zucca e rispetto per sé stesso e per le Patrie Lettere.
Il Premio Strega oramai è diventato ben peggiore del tanto chiacchierato Festival di Sanremo – dove da anni i cantautori seri non si fanno più vedere né sentire: i grandi scrittori lo snobbano lo Strega e non ci tengono proprio a partecipare. C’è forse nell’aria la netta consapevolezza che il premio è diventato una vetrina commerciale che la meritocrazia non sa più da che parte stia, per cui non serve né criticarlo né occuparsene troppo a fondo.
E’ il caso di dire che lo Strega si è scavato la fossa da sé? Parrebbe proprio di sì.
Genna, caro Giuseppe Genna,
neanche quest'anno hai vinto lo Strega;
ma non ti condannare a vivere nel tuo bunker,
perché son certo che il prossimo a vincere
sarai tu, magari con un romanzo sulla moglie di Hitler!
Io nell'intanto ti omaggio con la statua di cera
di quel gran bastardo figlio di puttana pazzo assassino
protagonista del tuo ultimo lavoro di penna.
Non c'è proprio Giustizia, neanche nel mondo delle lettere!
Ma consolati, perché è uguale anche nell'universo delle veline.
Bambole fatali!
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che sgranano rosari da mane a sera
grattando gemiti dalle bocche sdentate
di mettere gli occhi addosso ai marinai
appena caduti sbronzi nei bar del porto
non metto su il caffè, mi faccio del sogno di te
di tutti i tuoi petali rossi; è che son drogato
drogato, drogato del tuo grande cuor
col suo sguardo da buffone, gli rifaccio il trucco
a mordere la sabbia – a chiacchierare con dio
se te lo metti in testa, ti giuro ti farò dimenticare
il vizio, le sigarette e il whisky dei dongiovanni
alla tua corte
non metto su il caffè, mi faccio del sogno di te

le labbra di Angelika Karamella
che sono un maiale e un porco di nome
e di fatto, che non ama d’esser sfrattato
di fronte a un bel paio di tette grosse
e non te ne rendi conto, ma io mi gonfio
d’amore al sol guardarti nella scollatura
bene in vista nel taschino della mia giacca,
che non l’hanno mai fatto in confessionale
Non ti mettere come un’oca, ti sono accanto:
per sempre dalla maledizione di Rimbaud
Sono un maiale e un porco di nome
e di fatto; è per questo che ti piaccio
più a lungo di chiunque altro ci abbia
mai provato a strapparti dalla monotonia
di fronte a un bel paio di tette scoperte
e non te ne rendi conto, ma a me si gonfia
in petto il core e nella patta il canarino
quando ti guardo dritto negli occhi
Mariarosaria Rossi e la scollatura: Italia, eccitati!
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giovedì, luglio 03, 2008
Mariarosaria Rossi: Italia, eccitati!
Mariarosaria Rossi nel corso del dibattito alla Camera sul decreto fiscale
mostra a tutti una generosa, fin troppo generosa scollatura,
che, ovviamente, catalizza l'attenzione su di lei.
Nella sua scollatura affonda non solo l'occhio bovino dei politici
ma anche quello dei giornalisti,
che non possono fare a meno di notare il suo pendaglio di Forza Italia.
Questo è talmente pacchiano che è impossibile non notarlo.
Ma bisogna perdonarla: Mariarosaria Rossi è bella e giovane,
originaria di Piedimonte Matese in provincia di Caserta,
36 anni appena, e negli anni passati si è duramente sudato
un comunissimo diploma di istituto tecnico commerciale.
La bella Mariarosaria Rossi è stata eletta nella 15ma circoscrizione Lazio 1
e questo è il suo primo incarico.
Non ci è dato di sapere quanto se ne intenda di materia fiscale,
però il suo reggiseno dovrebbe essere soggetto a una pressione
fiscale molto forte, così a occhio e croce!
In ogni caso il deputato è stato eletto e così oggi siede
e si mostra comodamente
nella commissione giustizia della Camera.
Che Dio ce la mandi bona!

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commenti
Il mangiapatate del Valhalla
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Il mangiapatate del Valhalla
di Giuseppe Iannozzi
”Non lo so.”
”Il famoso non lo so. E’ capitato pure a me. Ed eccomi qui.”
”Il paese è tranquillo.”
”Solo in apparenza. E’ un covo di vizi. Omosessuali, scambisti, puttane e comunisti. Un tempo tutta questi sarebbero finiti altrove…”
”Forse solo perché volevo raccontarla a un giovane come te.”
”Non ho niente di speciale.”
”Non sono un giornalista.”
”Chi cazzo se ne frega! Però vuoi il mio culo. Ce l’hai scritto in fronte.”
”Che intendi?”
”Non credere che mi stia sbottonando.”
Mi sorrise, come un diavolo di fronte a un angelo nudo e spennato, quasi con divertita pietà: “Lo vedi anche tu questo paese. Sono anni che ci sono dentro e non è cambiato. Gli anni sono passati, gli uomini con loro, ma niente di niente è cambiato veramente. La stessa mentalità di quando sono arrivato resiste ancora oggi. Come vedi sono colpevole di non essere riuscito a cambiare una virgola qui.”
”Te l’ho già detto, qui tutti scambisti e comunisti. Un vizio non diverso da quello delle città.”
”Non spetta a te giudicare.”
Scossi il capo.
”Te lo dico io come mi chiamano: Giuda. E sai perché?”
Imbarazzato ma non troppo, scossi di nuovo il capo.
”Certo. Tu sei stato nei lager.”
”Infatti.” E non aggiunse altro: speravo davvero che gli sfuggisse un accenno ai lager, al suo passato di kapò e soprattutto se lo era stato e con quale ruolo. Ma i suoi settant’anni resistettero alla mia astuzia, che a lui doveva sembrare davvero tanto ingenua, divertente.
”Non capisco.”
”Sei un furbetto.” Mi sorrise malevolo: “E patetico.” Sospirò. “L’hai vista questa gentaglia? Sono neri, come se fossero stati gettati nel carbone sin dalla nascita. Non c’è un solo centimetro di bellezza in loro, sono sporchi dentro e fuori. E sono comunisti.”
”I suoi figli sono i condannati. Tutta questa marmaglia finirà all’inferno prima o poi.”
”Allora non dovresti preoccuparti.”
”Non dai questa impressione. Perdona la franchezza, ma non sei quello che vorresti lasciare a intendere”; lo stuzzicai. “Sei una mammoletta. Come loro. Si vede che gli anni ti hanno rammollito.”
Tacque. Poi mi sorrise, un sorriso che mi fece arricciare l’anima: “Fai il furbetto, ancora. E’ un gioco che ti diverte. Peccato tu stia dalla parte sbagliata.”
”E quale sarebbe la parte giusta?”
”Il Valhalla è Giusto.”
”Hai fretta, Frankobert?”
”Per incontrarti.”
”Finalmente un po’ di sincerità.”
”Si dice che in questi anni non ti sei risparmiato: una porcata dietro l’altra.”
”Non dico che non ci credo.”
”Nessuna delle due cose.”
”So benissimo quante volte hai fatto a pugni coi socialisti…”
”Se è per questo se le danno anche fra di loro…”
”Ti sbagli: un nazionalista, un tedesco. Io affronto la vita con coraggioso pessimismo, mentre tutti gli altri no: comunisti e cattolici al tempo stesso. Ciò che viene pensato è quella cosa al di fuori della vita terrena, quindi è priva di significato.”
”Le catene di Platone e di Kant.”
”Se all’umano si contrappone l’inumano, allo spirito saggio si contrappone quello malvagio e alla veracità si contrappone la menzogna, il mondo è essenzialmente diviso fra coppie di antagonisti.”
“Abbiamo tempo.”
“Mi stai suggerendo che…”
“Ci hai preso. E’ stato la loro fortuna più grande. Quella cazzo di isoletta forse se la caverà, ma non per merito del comunismo. Solo perché è stata una cellula isolata dal mondo, sino a ora. Il comunismo è poi solo una parola masticata, che passa di bocca in bocca, come un chewingum, null’altro. Una parola.” E così dicendo scoppiò a ridermi in faccia mentre il bruciore al petto andava intensificandosi.
“Certo che sì.”
“L’aria serotina è fredda. Il tramonto sta scavando le montagne. Uno spettacolo. Per te niente Valhalla… Uno spettacolo davvero.”
Lewis Carroll, Attraverso lo specchio.
"- Non è un romanzo giallo - disse Paul - Si tratta invece di una strana forma di narrativa, che probabilmente rientra nella fantascienza.
- Oh, no - dissentì Betty. - Non c’è scienza e non è ambientato nel futuro. La fantascienza si occupa del futuro. In particolare di un futuro in cui la scienza è più progredita di oggi. Il libro non soddisfa queste premesse.”
Philip K.Dick, La svastica sul sole.
La fantasia sociale introspettiva collocata in un probabile futuro, o fantapolitica, può essere affrontata da parecchie angolazioni, privilegiando di volta in volta il suo carattere fabulatorio o profetico, catartico o cognitivo, oppure osservandola come scheggia d'avanguardia o prodotto di consumo, ma l'aspetto che qui interessa, credo, è quello di un "filo" che produce possibilità o la possibilità terrificante che un incubo divenga soltanto un sogno e che il sogno possa essere non più espressione onirica ma realtà. C'è un’ulteriore possibilità: il risveglio. Questo racconto opera, infatti, con maggiore specificità e autonomia rispetto a qualsiasi altra finzione letteraria, cioè si sforza di dare consistenza "strutturale" (sia essa cosmologica, biologica, sociale, storica) al proprio mondo, che significa anche coerenza, credibilità, verosimiglianza. Tutto questo l'ha spiegato, molto bene, Umberto Eco, nei suoi studi sulla semiotica narrativa. Tuttavia, se non è questa la sede per esplorare le convergenze fra logica, semiotica e narratività, è indispensabile sottolineare la sua funzione.
Già, perché quando pensiamo agli universi della "Fantasia antropologico/politico/letteraria", in genere l'immaginazione corre agli spazi sconfinati dell'ego e della storia più o meno sconfinati, verso un futuro più o meno lontano, trasfigurato da nuove e sensibili emozioni, più o meno oniriche; verso mondi e situazioni perdute o ad un passato fantastico, leggendario o storicamente documentato (magari in questo caso facendo attenzione a schivare le trappole disseminate nella giungla dei generi), dove ai piaceri dell'estrapolazione spesso si sostituiscono meccanismi più sfumati dell'immaginario.
In questo racconto i sentieri legati all'emozione, ego, realtà e possibilità, sono assai più sottili e imprevedibili; spesso legati a un filo, a un'esitazione più o meno consapevole non tanto di natura ermeneutica, cioè del tipo "Che cos'è, ovvero, qual è la natura del mondo o dell'oggetto che mi trovo davanti e come posso integrarlo nel sistema di conoscenze della mia vita per comprenderlo, ma ipotetica, cioè del tipo: "E se ...?", o meglio ancora, "che cosa sarebbe successo se ... ?".
Ma attenzione, perché il racconto sia attraente, le regole devono essere precise e rigorose ed è risaputo che non troppa emozione suscitano le facili generalizzazioni. Quindi, nel Tuo impianto e messaggio, la dimensione storica è irrinunciabile, verificando e approfondendo - con intelligenza - le conseguenze di un autentico mutamento del corso della storia umana, così come noi la conosciamo.
Il racconto, che serba la sobrietà tra equivoci e impurità nel momento della lettura avvincente ed emozionale, rimane tuttavia intrecciato a tutto ciò che è proiettato nell'asse della storia. Da qui si dipartono varie direttrici fabulatorie che testimoniano come Te, caro Giuseppe, abbia individuato nella storia un campo da gioco privilegiato, scrivendo insieme ad essa un capitolo decisivo dei nostri mondi emozionali e delle nostre paure.
Ti sei avventurato in lungo e in largo, attraverso l'asse del tempo, in spostamenti, viaggi e paradossi temporali creando una storia alternativa o meglio ancora un'alternatività storica che inquieta e stupisce agghiacciandoci.
Dolce musica e soddisfazione per chi legge e soprattutto, comprende quanto prezioso sia il lavoro che gli occhi divorano.
Questo è il trionfo della scrittura, caro Beppe.
Il trionfo dell’omogeinicità in questa vita che, piatta, può nascondere quelle provocatorie alternative che con garbo ed introspezione hai saputo scrivere e descrivere.
Veramente un bel brano!
Congratulazioni.
Con la migliore stima e riconoscimento, un abbraccio e un saluto cordiali.
Ninni Raimondi
Bologna, 5 Luglio, 2008
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commenti (18)
Per Berlusconi un Diavolo per capello - La vostra bacheca per gli OT
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mercoledì, luglio 02, 2008
Per Berlusconi un Diavolo per capello

Senza pietà né rimorsi
il vento fa strazio
dei pochi capelli impiantati
di Silvio Berlusconi
mentre si trova ad Acerra
Qui potete seminare i vostri OT
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commenti (32)


















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