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Elvira Savino non è Alice nel Paese delle Meraviglie

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, maggio 18, 2008


Elvira Savino non è Alice nel Paese delle Meraviglie



Elvira Savino


non è Alice nel Paese delle Meraviglie
così bacchetta di santa ragione Dagospia
 
 

 
Elvira Savino scrive a Dagospia: «Non sono Alice nel Paese delle meraviglie. Quando ho accettato di essere candidata al Parlamento italiano ero ben consapevole che, se eletta, avrei dovuto sfidare tante diffidenze, anche maliziose. Ho trent’anni, una laurea in economia, un master e cinque anni di esperienza fra l’ufficio stampa di un partito e la redazione di un mensile: conosco bene le regole di Dagospia e del sistema mediatico. Se vengo dipinta come “topolona”, “pin-up di Montecitorio”, “miss Parlamento” oppure “onorevole tacco 12”, non posso che sorridere. […]
Ho una tale deferenza nei confronti delle istituzioni che ho sempre tenuto un comportamento decoroso e di grande rispetto nei confronti delle stesse. Se solo aver partecipato ad un (interessantissimo) dibattito fra personalità come Tremonti e D’Alema diventa occasione di commenti trash, non mi preoccupo per me. Resto turbata dalla somma di articoli e servizi televisivi, anche nei confronti di colleghe che hanno responsabilità maggiori delle mie, che tendono a dipingere la presenza parlamentare femminile (soprattutto quella del Pdl) come “leggera”, ed uso un eufemismo. Chi ha ruoli pubblici deve sapere di vivere in una casa di vetro, osservato da giudici severissimi (i media e i cittadini) […]
I parlamentari giustamente, non meritano alcuna indulgenza ma, altrettanto correttamente, le Istituzioni non possono essere messe alla berlina senza ragione, se non per il gusto del torbido. In un Paese in cui non si insegna più educazione civica e libri come “La Casta” diventano best seller, non abbiamo bisogno di farci del male gratuitamente. Va benissimo l’ironia, sacrosanto il diritto di cronaca, fondamentale l’esercizio della critica ma la volgarità è un’altra cosa, […]
Mettere un limite a questa perversione non toglierà nulla all’appeal di Dagospia e dei giornali (quotidiani come rotocalchi). In cambio, potrebbe favorire quel sentimento di fiducia nei confronti delle istituzioni che è vitale in ogni democrazia sana, come la nostra, nonostante tutto, è».


New Italian Epic - Chi l'ha duro... la vince!

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Luisito Bianchi. I miei amici (diari 1968 - 1970). Sironi editore, collana indicativo presente

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 17, 2008



Luisito Bianchi

I miei amici



(diari 1968 - 1970)



Il lavoro, la Chiesa e il potere:
il diario di un prete in fabbrica
e il suo tentativo di fedeltà all’Evangelo.


Il «giornale dell’anima» di un grande scrittore. «Per la prima volta, questa notte, con insistenza, a lungo, senza attenuanti, ho maledetto la fabbrica. Avessi avuto il potere taumaturgico di Cristo, i motori si sarebbero fermati, le tine sventrate, le ciminiere sgretolate. L’orgoglio del fico avrebbe ceduto allo squallore della desolazione. Mi è apparso, in tutta la sua crudezza, quello che vale l’uomo in fabbrica, macinato dal sistema: nulla. A che serve la mia vita? A fare un bel gesto? A vivere l’Evangelo? A preparare un tempo più autentico per la Chiesa? Ad assommare inutilità su inutilità, vanità su vanità? Veramente Dio tace. Siamo nel periodo del sepolcro vuoto e del silenzio del Risorto.»


L’autore di questo diario è un prete, che fa l’operaio: «L’esperienza della fabbrica [...] era un fatto di coerenza: trovare il sostentamento nel lavoro per essere gratuiti nel ministero, per cercare di capire come poteva essere credibile la Chiesa. Io potevo esserlo, come persona, ma quello che mi interessava era che lo fosse la Chiesa. E quell’interrogativo rimane aperto ancora oggi, forse ancora di più».

Le sue sono annotazioni quotidiane: tumultuose, appassionate, dubbiose e drammatiche. E animate da un affetto sincero, pieno di arguzia e allegria, verso i compagni: quelli che condividono i turni nel reparto della Montecatini, a Spinetta Marengo.

Leggendo ci accorgiamo di essere entrati nella vita di questi amici: sappiamo tutto di loro e delle loro famiglie; tutto della Commissione interna di fabbrica e dei vari direttori; abbiamo imparato a fiutare l’odore chimico del reparto, abbiamo provato la lunghezza del turno di notte, condiviso gli innumerevoli thermos di caffè, attraversato i conflitti, visto gli incidenti e patito le morti.

È questa la ragione del titolo I miei amici, perché è attorno ai compagni che prende senso tutta l’esperienza di don Luisito Bianchi.

Ci passa la storia d’Italia in questo libro: il movimento operaio, i difficili anni post-conciliari, quel ’68 che ha scompigliato come un vento la società del nostro Paese. Ma, soprattutto, protagoniste sono la Chiesa e la Fabbrica: restituite senza ideologia e con la capacità di far emergere problemi e contraddizioni in cui ci sorprendiamo ancora oggi immersi.

Società, politica, teologia, cronaca: qui non sono concetti, ma forze che agiscono nella viva carne di una persona che a quarant’anni mette da parte tutto, tranne la propria coscienza, per esporre alla nuda prova della vita la sua vocazione e la sua umanità.

I miei amici sono un vero «giornale dell’anima», che non seleziona né gerarchizza, non censura né abbellisce, non ammaestra né moraleggia ma provoca con il semplice potere della verità.

Luisito Bianchi è nato a Vescovato nel 1927 ed è sacerdote dal 1950. È stato insegnante e traduttore ma anche operaio, benzinaio e inserviente d’ospedale. Ora svolge funzione di cappellano presso il monastero di Viboldone (Milano). Ha pubblicato: Salariati (1968), Gratuità tra cronaca e storia (1982), Dittico vescovatino (2001), Simon mago (2002), Dialogo sulla gratuità (2004) e Monologo partigiano (2004). Sironi ha pubblicato Come un atomo sulla bilancia e La messa dell’uomo disarmato, il suo grande romanzo sulla Resistenza, elogiato da critica e pubblico.

Hanno detto di lui: «Un punto di riferimento per chi ama la letteratura, per i critici e per i lettori che hanno trovato nei libri di questo autore un seme di verità, una parola vera e necessaria» (Avvenire); «Un autore di densissimo spessore umano e spirituale» (La Stampa); «Don Luisito Bianchi è sempre stato ed è un prete "scomodo", di quelli pronti a mettersi in gioco» (L’Unità).

I miei amici - Luisito Bianchi - collana indicativo presente - Sironi editore - ISBN: 978-88-518-0100-7 - Pagine: 832 - 24 €


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Il titolo "I miei amici" di Luisito Bianchi è disponibile in tutte le più grandi librerie.


Altre info su Vibrisse, bollettino: I miei amici di Luisito Bianchi

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GIU' LE MANI DAL TG3 - DIFFONDI QUESTA NOTIZIA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Giù le mani dal TG3



Giù le mani dal Tg3
 
 
 
Il Consiglio di amministrazione della Rai ha votato all’unanimità il piano di redistribuzione degli spazi informativi sulle tre reti. Il Tg3 viene pesantemente penalizzato: l’edizione delle 23 e Primo Piano, lo storico programma di approfondimento della testata, vengono fatti fuori senza pietà. Al posto loro si dovrebbe dare spazio all’intrattenimento di Serena Dandini.
 
La redazione dichiara guerra. E per fare in modo che il comunicato sindacale non venga quasi sentito dai telespettatori, stretto tra le notizie in breve e i saluti di fine tg, ha scelto una forma innovativa: il video-comunicato. Un filmato di pochi minuti in cui si ripercorrono i volti che hanno accompagnato chi prima di andare a letto vuole sentire la voce del Tg3 sui fatti del mondo.
 
Nel giro di poco più di due settimane si è aperto il caso Santoro, reo di aver dedicato troppo spazio a Beppe Grillo, il caso Fazio-Travaglio, le teste tagliate al Tg3.
 
«Da ottobre Tg3 e Primo Piano che da 10 anni occupano la seconda serata di Raitre – denuncia il comitato di redazione – saranno spostati a notte fonda». Chiedono «il congelamento del progetto», ma la decisione sembra essere bipartisan, visto che il Cda Rai l’ha votata all’unanimità. «Chiediamo – dicono ancora dal Cdr – di ridiscutere tutti gli spazi informativi della nostra testata, come chiede anche il nostro direttore. Non siamo disposti ad abbandonare i cittadini del servizio pubblico che da sempre ci chiedono nuovi spazi per raccontare i fatti e i misfatti di questo paese. Anche questa è democrazia. Non siamo assolutamente disposti – concludono – a delegare a nessuno il nostro diritto dovere di fare informazione».
 
Il comunicato si chiude con un «Dateci una mano a difendere il Tg3». Se non ci saranno novità – avevano annunciato i giornalisti già nei giorni scorsi – sono in cantiere tre giorni di sciopero.

Valter Veltroni: "Vedo che qualche esponente politico insiste, per evidenti manie di protagonismo, a coinvolgere il Pd e il suo segretario nella polemica relativa all'annunciata scelta aziendale della Rai che dovrebbe penalizzare gli spazi informativi del Tg3 in seconda serata. Non so di cosa stiamo parlando. Nessuno mi ha mai detto nulla prima, come è giusto e normale che sia. Ho appreso di questa decisione ieri leggendo i giornali scoprendo di aver avuto un ruolo nella vicenda. Tutto questo è paradossale e grottesco." Ed ancora, in tono piccato: "Non va a merito né dei quotidiani che hanno pubblicato il mio nome né dei politici che l'hanno strumentalizzato. Se poi mi si chiede un parere, voglio dire che considero sbagliata la decisione di ridimensionare uno spazio informativo prezioso che in questi anni ha contribuito ad offrire ai cittadini un' informazione equilibrata e corretta. Ho grande stima del direttore Di Bella e della sua redazione. E mi auguro che questo patrimonio di professionalità possa sempre di più essere valorizzato".

In una nota di viale Mazzini si legge: "Non esiste alcun progetto di cancellazione di Primo Piano e da ottobre anzi è previsto un raddoppio dello spazio informativo notturno del Tg3 da circa mezz'ora a 60 minuti.
Nell'ambito del rinnovamento dei palinsesti è previsto anche che questo spazio abbia un'ora di partenza certa (le 24.00) a fronte, oggi, di un orario variabile per l'inizio di Primo Piano collocabile tra le 23.15 e le 23.40 circa. E attualmente sempre in sovrapposizione con le edizioni di mezza sera del Tg1 e del Tg2 che ne penalizzano anche gli ascolti". Si legge ancora che si tratta di "una variazione che si colloca in un progetto complessivo di ampliamento e razionalizzazione della collocazione di tutta l'offerta informativa Rai".


GIU' LE MANI DAL TG3



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motorhead, whorehouse blues

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





motorhead - whorehouse blues





«Sono nato nel '45, l'anno in cui la guerra finì. Per me non è storia antica, e non vedo le cose come "i buoni americani ed inglesi" e "i cattivi tedeschi". Comunque Hermann Goering è l'unico che ammiro. Il suo suicidio a Norimberga fu fantastico. Hitler invece era un bastardo. Odio il razzismo, colleziono cimeli solo perché mi piacciono, ma non credo in queste cose... e penso che la gente cattiva (ad esempio i nazisti) produca sempre gli oggetti migliori.»


(Kilmister - Campbell - Dee)

Well we came up from the gutter,
The wrong side of the tracks,
Yeah, we came up from the gutter,
Wrong side of the tracks,
You know the music brought us out, babe,
And we ain't never been back,
Cause we went city to city,
All around the world,
Yes, we went city to city,
All around the world,
You know it never looked like enough, honey,
Even after thirty years,

Cause we come blazing like a shooting star,
We light you up real good,
Yes, we come blazing like a shooting star,
We light you up real good,
We gonna hit you like a flash of lightning,
Just like a bad boy would,

You know the only thing that's missing,
Is a little mouth harp blues,
You know the only thing that's missing,
Is a little mouth harp blues,
And you know life's full of suprises,
You know we do that to,

You know we ain't too good looking,
But we are satisfied,
No, we ain't never been good looking,
But we are satisfied,
We shoulda opened up a little Whorehouse, honey,
Get a little booty on the side



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:44 | musica, canzoni, video | clicca per commentare commenti (13)



Jurij Druznikov: è scomparso ieri uno dei più grandi scrittori russi del Novecento

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 16, 2008






E’ scomparso ieri Jurij Druznikov

uno dei maggiori scrittori russi del Novecento

autore del classico Angeli sulla punta di uno spillo
e del romanzo Il primo giorno del resto della mia vita,
appena pubblicato da Barbera Editore.



È scomparso ieri, all'età di 75 anni, Jurij Druznikov, considerato dalla critica uno dei più importanti scrittori russi del Novecento, candidato al Nobel per la letteratura nel 2001 e menzionato nello stesso anno come autore del miglior romanzo in traduzione (Angeli sulla punta di uno spillo, Barbera 2006) dall'Unesco. Druznikov, che viveva negli USA dal 1985, è morto nella sua casa di Davis, California, per le conseguenze di una grave polmonite che lo aveva colpito due settimane fa.
La partecipazione di Druznikov al Festivaletteratura di Mantova nel 2006 e la costante attenzione che la stampa italiana gli ha dedicato lo hanno reso noto anche in Italia, dove le sue opere sono state pubblicate solo di recente da Barbera Editore.
Scrittore, critico letterario, pedagogista, autore teatrale, Druznikov aveva pubblicato le sue prime opere durante il regime stalinista. Subito bollato come dissidente, era stato più volte censurato ed era vissuto per anni sotto lo stretto controllo del KGB. Nonostante fosse stato radiato dall'Unione scrittori sovietici, con il conseguente veto alla pubblicazione, continuava a diffondere i suoi scritti clandestinamente, fino al 1985, quando il samizdat (ciclostile) di Angeli sulla punta di uno spillo, il suo capolavoro, fu rinvenuto durante una perquisizione in casa di un amico. Arrestato, stava per essere internato in manicomio criminale, ma fu salvato da una petizione internazionale cui parteciparono intellettuali come Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel. Grazie a queste pressioni Gorbaciov decise di lasciarlo fuggire. Druznikov riparò prima in Italia e poi negli Usa, dove gli fu offerta la cattedra di Letteratura russa all'Università della California, dove ha insegnato fino alla morte.
Le opere di Druznikov, fra cui ricordiamo, oltre che Angeli sulla punta di uno spillo anche i romanzi Il primo giorno del resto della mia vita, pubblicato il mese scorso da Barbera Editore, Passport to yesterday, Superwoman, la raccolta di racconti Là non è qua (Barbera 2007) e i saggi Informer 001 or the Myth of Pavlik Morozov e Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism, sono state pubblicate in 14 paesi e tradotte in altrettante lingue, fra cui inglese, russo, italiano, polacco, francese.

Web:

www.barberaeditore.it
www.druzhnikov.com


JURIJ DRUZNIKOV – BIOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA SINTETICA
 
 
Jurij Družnikov (Mosca, 1933 – Davis, California 2008), scrittore e storico della letteratura, è considerato uno dei più importanti autori russi del Novecento. Nato da una famiglia di artisti e cresciuto fra intellettuali e scrittori, molti dei quali furono epurati da Stalin, compie il suo percorso di studi con fatica, essendo stato segnalato fin dalla scuola superiore come un “sottostimatore del ruolo di Stalin durante la guerra civile russa”. Dal 1953 al 1964 lavora come giornalista, fotografo, archivista, insegna letteratura russa in Kazakistan; tornato a Mosca, s’impiega nella stampa come editor, corrispondente e in seguito caporedattore di un quotidiano. Nel 1971 entra nell’Unione degli scrittori sovietici. Nello stesso anno pubblica il suo primo libro, un’antologia di racconti, Never Ever Goes My Way, accomunati dalla presenza ricorrente di personaggi tratti dalla vita quotidiana del popolo russo, e destinati al cronico  fallimento.
Nel 1974, dopo la pubblicazione e il conseguente ritiro di due saggi sull’educazione degli adolescenti (Boredom Prohibited e Never Stop Asking Questions, Boys ), mentre gli scritti di Družnikov sono rifiutati da editori di libri e di riviste perché considerati pericolosi (la raccolta di racconti del ’71 era stata pesantemente mutilata dai tagli della censura), il caporedattore della rivista Novy Mir decide di pubblicare i racconti Valedictory e February the Thirtieth, tornando poi sui suoi passi con la motivazione che la quota di testi di critica sociale concessa alla rivista era già stata esaurita con la pubblicazione dei racconti di Solzhenitsyn. Sempre nello stesso anno, la rivista femminile Rabotnitsa pubblica, con ampi tagli, un estratto da Money Goes ‘Round, un altro suo racconto. Ciò gli procura la stigmatizzazione dalle pagine del quotidiano Izvestiya, che lo accusa di essere un calunniatore del popolo sovietico.
Nonostante le censure e i tagli, Družnikov prosegue nella sua strada d’investigazione del ruolo dell’ideologia nella letteratura e nella cultura sovietica, affrontando un gran numero di argomenti controversi, che porteranno il regime a un sistematico blocco di tutte le sue opere. Caso esemplare è quello del suo primo romanzo, uscito letteralmente mutilato dai tagli nel 1976, con il titolo, imposto dalla censura, di To Sacrifice This Very Bird. Nel frattempo, viene proibita la rappresentazione della sua commedia Teacher in love.
Nel 1977 Družnikov viene definitivamente radiato dall’Unione degli Scrittori Sovietici ed è  dichiarato “traditore della patria” per aver partecipato al movimento sovversivo di pubblicazioni samidzat e per altre attività “illegali”. Così, durante gli anni Ottanta, il suo nome viene rimosso da tutte le pubblicazioni sovietiche. Družnikov descriverà queste vicende nelle memorie The Cancellation of Writer n. 8552, pubblicate dal Washington Post. Infatti, nonostante la censura, i suoi libri circolano fra gli oppositori del regime e vengono fatti uscire clandestinamente dall’Unione Sovietica, verso l’Occidente, dove sono divulgati. Družnikov stesso, come attivista del movimento samidzat, oltre a far circolare i suoi scritti clandestinamente, passa testi di autori proibiti a editori occidentali e organizza laboratori di scrittura clandestini. Lo scrittore riesce persino ad aprire una sua casa editrice, che viene tenuta sotto strettissimo controllo dalla polizia.
Nel 1985, non potendo far cessare le sue attività sovversive in altro modo, il KGB impone a Družnikov la scelta fra l’internamento in un campo di lavoro e quello in manicomio. Solo le proteste di scrittori occidentali fra cui Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel, la mobilitazione di associazioni umanitarie e dello stesso Congresso americano lo salvano dall’arresto. Ma egli non desiste dalla sua linea dissidente e nel 1987 organizza una mostra dal titolo I dieci anni di un non-scrittore. L’iniziativa, ovviamente illegale, gli causa l’esilio definitivo.
Dopo aver lasciato l’Urss si stabilisce a Vienna e poi, definitivamente, negli Stati Uniti, dove tiene corsi di scrittura e lavora alla radio. Nel frattempo esce  Informer 001 or the Myth of Pavlik Morozov, il libro scritto in segreto e già diffuso capillarmente in Russia dal movimento samidzat. Questo saggio analizza e smaschera la creazione del mito di regime di Pavlik Morozov, che secondo la propaganda staliniana sarebbe stato ucciso dai controrivoluzionari kulaki, ma che in realtà, secondo Družnikov, morì per motivi molto diversi dalla politica.
Il più noto e acclamato romanzo di Družnikov, Angels on the head of a pin (Angeli sulla punta di uno spillo, Barbera Editore 2006), allude ironicamente al topos accademico “Il numero di angeli che possono stare sulla capocchia di uno spillo è pari alla radice quadrata di 2”, usato durante il regime sovietico per descrivere l’incalcolabile numero di dissidenti pronti a scatenare una rivolta. La vicenda si svolge intorno alla redazione di un quotidiano nazionale, Trudovaya Pravda (La verità dei lavoratori), nel momento più duro della reazione brezneviana, e nell’arco di 67 giorni: dal momento dell’infarto del redattore capo del giornale, Makartsev, fino alla sua morte, il 30 aprile 1969. La sua rovina inizia dal momento in cui trova sulla sua scrivania una traduzione del celebre (e proibitissimo) resoconto del viaggio in Russia, effettuato nel 1839 dal diplomatico francese Marchese de Custine. Il libro, considerato oggi uno dei più importanti documenti storici sulla Russia zarista, è stato a lungo censurato in Russia. Perciò, la scoperta della copia tradotta clandestinamente e recapitata chissà da chi e chissà come nel suo ufficio, getta Makartsev nel panico: ciò lo compromette irrimediabilmente col regime. Un infarto, dovuto probabilmente allo stato d’ansia in cui quell’episodio l’ha gettato, peggiora la situazione. Mentre i sospetti si addensano sulla sua testa, il controllo del giornale gli sfugge sempre più di mano, fino all’epilogo e alla conclusione del romanzo, che si chiude con l’arresto del giovane giornalista che aveva tradotto di nascosto De Custine e con la morte di Makartsev nel giorno stesso in cui tenta di reinsediarsi alla direzione del giornale.
Sotto il regime sovietico, il manoscritto di Angeli sulla punta di uno spillo non sarà mai pubblicato, a causa del suo contenuto pesantemente satirico nei confronti del meccanismo della propaganda e della censura. Una copia microfilmata viene avventurosamente portata fuori dalla Russia e pubblicata nel 1989 a New York, in russo. È quindi incluso nella lista dei “migliori dieci romanzi russi del XX secolo”. Ma, nonostante questo, né la glasnost né la perestroika  riescono a infrangere il muro di silenzio calato in patria sugli scritti di Družnikov. Qui il romanzo  uscirà solo nel 1991, dopo il colpo di stato di Mosca.
Alcuni anni dopo, l’edizione inglese viene inclusa nella lista dei migliori romanzi in traduzione dall’UNESCO, mentre arriva anche la candidatura al Nobel per la letteratura nel 2001.
I critici occidentali attribuiscono a Družnikov l’invenzione di un nuovo genere: il microromanzo. Brevità, ma completezza e organicità della trama, vasta, profonda, critica analisi sociale ne sono i caratteri salienti.
Družnikov ha iniziato a pubblicare microromanzi negli anni Settanta. Molti dei suo lavori sono poi stati raccolti nella raccolta Micronovels (New York 1991). I protagonisti dei microromanzi di Družnikov sono personaggi tratti dal quotidiano russo e americano; l’assurdità dell’esistenza, la mancanza di uno scopo e di speranza sono tratti comuni di queste storie.
Nell’ambito della storia e della critica della letteratura, due sono le opere fondamentali di Družnikov: Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism, una psicobiografia del grande autore russo, e Contemporary Russian Myths: A Skeptical View of the Literary Past (pubblicato in russo nel 1995  e in inglese nel 1999), un’analisi polemica dello sviluppo della letteratura russa negli ultimi due secoli.
Fra i libri di memorie pubblicati da Družnikov, oltre al già citato  Cancellation of Writer n. 8552, ricordiamoanche I was born in a line, uscito sul Washington Post nel 1979. Anche quest’opera, successivamente pubblicata in russo, racconta le difficoltà con la censura, i rischi per la propria incolumità, l’attività clandestina.
Dal 1985, anno della sua fuga in Occidente, ad aprile 2008, Druznikov ha insegnato Letteratura russa all’Università di Davis, California.
 
In Italia le sue opere sono pubblicate da Barbera Editore, che lo ha fatto conoscere ai lettori e alla critica con le due edizioni (rilegata ed economica) di Angeli sulla punta di uno spillo (2006) e con le due opere più recenti, la raccolta di racconti Là non è qua e il romanzo Il primo giorno del resto della mia vita, terminato a febbraio 2008 e uscito in anteprima mondiale nell’edizione italiana in aprile.
Altri scritti di Druznikov – racconti e saggi di politica russa.

 
BIBLIOGRAFIA SINTETICA

Raccolte

Sobranie sochinenii, 6 voll. (VIA Press, Baltimore, 1998);
Izbrannaya proza, 2 voll. (Pushkinsky Fond, St.Petersburg, 1999);
Izbrannoye, 2 voll. (U-Factoria, Yekaterinburg, 2001);

Narrativa e saggistica 

Chto takoe ne veziot. Collection of Short Stories
(Molodaya Gvardiya, Moscow, 1971);
Donoschik 001, ili Voznesenie Pavlika Morozova (OPI, London, 1987; Moscow, 1995);
Angely na konchike igly (Liberty, New York, 1989; Kultura, Moscow, 1991);
Microromany (Word, New York,1991);
Uznik Rossii. Cronicle One (Antiquary, Connecticut, 1992);
Dossier begletsa. Cronicle Two (Hermitage, New Jersey, 1993);
Uznik Rossii. Cronicle One and Two (Izograf, Moscow, 1997);
Kanikuly po-chelovecheski (APP, Moscow, 1992);
Russkie mify (Liberty, New York, 1995; Pushkinsky Fond, St.Petersburg, 1999);
Ya rodilsia v ocheredi (Hermitage, New Jersey, 1995; Chroniker, Moscow, 2002);
Informer 001 (Transaction, New Jersey, 1997);
Viza v pozavchera (Hermitage, New Jersey, 1998);
Contemporary Russian Myths: A Skeptical View of the Literary Past (Edwin Mellen, New York, 1999);
Prisoner of Russia: Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism (Transaction, New Jersey, 1999);
Vtoraya zhena Pushkina (Vagrius, Moscow, 2000);
Smert' izgoya (Seagull Press, Baltimore, 2001);
Duel s pushkinistami (Khroniker, Moscow, 2001);
Angels on the Head of a Pin (Peter Owen, London, 2002);
Uznik Rossii Trilogy (Golos Press, Moscow, 2003);
Superzhenshchina (Parad, Moscow, 2003).
 
 
 
Bibliografia su Jurij Družnikov
 
John Glad, ed. Literature in Exile (Duke University Press, Durham, 1990): 149-151;
Martin Tucker, ed., Literary Exile in the Twentieth Century (Greenwood, New York, 1991): 215-216;
Vladimir Svisky. Proza Yuria Druzhnikova (Challenge, Washington, 1994);
Staffan Scott. Lenins alskarinna (Hjalmarson, Stockholm, 2000): 92-97;
Russkie pisateli 20 veka. Biograficheskii slovar' (Bol'shaya Rossiiskaya Entsiklopedia, Moscow, 2000): 245-247;
Fenomen Yuria Druzhnikova (Intercontact, Moscow-Warsaw, 2000);
Krizis ili metamorfpozy: sud'ba romana na rubezhe vekov. Na metarialakh pomana Druzhnikova “Angely na konchike igly” (Slavica Orientlia, Warsaw, 2001);
Lola Zvonareva, Wieslawa Olbrych. Sostoyavshiis'a vne tusovki: tvorchestvo i sud'ba pisatel'a Yuria Druzhnikova (Academia, Moscow, 2001);
Lev Anninsky. Russkie pl'us (Algoritm, Moscow, 2001): 13-20;
Istoria v zerkale literatury i literaturovedenia (Granit, Gdansk-Warsaw, 2002);
Ivailo Petrov. Yuri Druzhnikov: literaturnoe protivostoyanie (Axios, Bulgaria, 2004).
Zoya Mikhailova, ed. Yuri Druzhnikov: knigi i sud'ba. Bibliografocheskii ukazatel' (Ul'anovsk, 2002).
Perekrestki epoch. Almanac No.4, Moscow, 2003.
Kartina mira i cheloveka v literature i mysli russkoi emigratsii. Sbornik statei. Krakov, 2003.

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Quando smetti di chiamare, non smettere di rispondere".

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Quando smetti di chiamare, non smettere di rispondere".



Questo lo slogan che scandisce l'operazione "Cuorephone"; promossa da Adler, in collaborazione con Poste Italiane, a favore di Medici senza Frontiere, operazione che parte dal Veneto, terra particolarmente sensibile e solidale e che prevede la raccolta e la vendita di telefoni cellulari usati, ma funzionanti, dai privati ad Adler, con devoluzione del prezzo quale contributo di solidarietà a Medici senza Frontiere. Chi possiede uno o più telefoni cellulari usati, ancora funzionanti può spedirli a Adler con spese postali a carico del ricevente, inserendoli nell'apposita busta che sarà recapitata a casa. Con un semplice atto di solidarietà si aiuta la vita di un bimbo.

Parte dal Veneto l'operazione "CuorePhone" promossa da Adler, in collaborazione con Poste Italiane, a favore di un progetto per l’infanzia di Medici senza Frontiere.
Questa operazione prevede la raccolta e la vendita di telefoni cellulari usati ma funzionanti dai privati ad Adler con devoluzione del prezzo come contributo di solidarietà a Medici senza Frontiere. Se possiedi uno o più telefoni cellulari usati ma ancora funzionanti spediscili a Adler con spese postali a carico del ricevente, inserendoli nell'apposita busta predisposta da Porte Italiane. Adler si impegna ad acquistare i cellulari usati da te spediti per un prezzo variante tra 0,50 e 3 Euro cadauno, a seconda del valore commerciale di ciascuno, e a devolvere, per tuo ordine e conto, a Medici senza Frontiere l'importo come sopra determinato.

Con 3 euro si aiuta Medici senza Frontiere a somministrare del cibo iperproteico per la riabilitazione di un bambino dopo una malattia infettiva.



http://www.cuorephone.it/index.html








Grazie di cuore ad Acquaesale
per aver segnalato questa importante iniziativa.





by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:27 | segnalazioni, appelli, iniziative, preghiere, solidarietà, pubblicità progresso, fratellanza | clicca per commentare commenti (2)



Travaglio senza fine: il querelato querela Giuseppe D'Avanzo

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, maggio 15, 2008



Travaglio


Travaglio senza fine: il querelato querela

il vicedirettore di Repubblica, Giuseppe D’Avanzo
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Marco Travaglio parla di una “mascalzonata” nei suoi confronti, così ha deciso di querelare il vicedirettore de La Repubblica, Giuseppe D’Avanzo.
A dare l’annuncio è lo stesso Travaglio, dopo che il collega lo aveva attaccato per il suo metodo di lavoro ritorcendo lo stesso tipo di argomentazioni, usate contro il presidente del Senato, Renato Schifani, contro di lui.
 
Ma oggi Marco Travaglio interviene di nuovo e specifica: «Ciò che non è consentito a nessuno e nemmeno a D’Avanzo è imbastire una ripugnante equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato». La circostanza, spiega Travaglio (in particolare il pagamento di un albergo per le vacanze da parte di Michele Ajello, ndr) «è totalmente falsa e chi l’ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale».
 
Giuseppe D’Avanzo, sulle pagine de La Repubblica, martedì 13 maggio 2008, aveva espresso l’idea che Travaglio è un’«agenzia del risentimento», di utilizzare «un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde» e, in ultima istanza, di «indebolire le istituzioni».
 
In sostanza, La Repubblica sostiene che Travaglio non può accusare Schifani di frequentazioni mafiose non solo perché i rapporti tra Schifani e Nino Mandalà risalgono ai primi anni Ottanta, ma anche perché Mandalà viene accusato di mafia vent’anni dopo “l’amicizia” con Schifani.
Giuseppe D’Avanzo in prima persona ricorda gli articoli apparsi su La Repubblica, dal 2002 in poi, e di come hanno raccontato le «amicizie pericolose» di Schifani; tuttavia D’Avanzo precisa che La Repubblica ha smesso di parlarne perché «un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun – ulteriore e decisivo – elemento di verità».
 
Durante gli anni Ottanta venne confermata la condanna per associazione mafiosa del socio di Schifani. E’ da evidenziare che tutto questo accadeva negli anni Ottanta: e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima.
Oggi Giuseppe D’Avanzo avrebbe ripescato un’intercettazione telefonica risalente al 2002 tra  Travaglio e Pippo Ciuro, maresciallo della Dia, poi condannato per favoreggiamento a Michele Aiello, condannato a 14 anni per mafia. Per D’Avanzo, Travaglio sarebbe stato ospite per le sue vacanze in Sicilia dello stesso Aiello, tramite la mediazione di Ciuro. Travaglio conferma le vacanze siciliane in cui ha incontrato Ciuro, ma smentisce in maniera categorica di aver mai conosciuto Aiello. Da qui la querela di Travaglio nei confronti di D’Avanzo.
 
Il travaglio sembra non avere proprio fine: nei giorni scorsi Schifani aveva dato mandato ai suoi avvocati di querelare Travaglio. Oggi è Travaglio a querelare.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:31 | cronaca, giornalismo, prima pagina, ultime notizie, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (6)



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